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Nutrizione nei Disturbi Alimentari, pesare gli alimenti SI o NO?

22 ott
Tempo di lettura: 2 min

Nei disturbi del comportamento alimentare (DCA), come anoressia nervosa, bulimia e binge eating, pesare gli alimenti può essere utile in alcune situazioni, ma in molte altre rischia di mantenere o rafforzare il disturbo.


La questione fondamentale non è soltanto se pesare gli alimenti, ma perché, con quale frequenza e con quali conseguenze psicologiche.


Quando è meglio NON pesare gli alimenti?

La pesatura sistematica può diventare un comportamento disfunzionale quando:

  • Aumenta la rigidità e il bisogno di controllo sull’alimentazione.

  • Genera ansia quando non è possibile conoscere i grammi esatti.

  • Porta a ridurre le porzioni o a compensare eventuali quantità considerate eccessive.

  • Rende difficile mangiare fuori casa o condividere i pasti.

  • Rafforza la convinzione che esista una quantità precisa e immutabile di cibo che è consentito mangiare.

In queste situazioni, la bilancia alimentare può rappresentare un comportamento di sicurezza: riduce temporaneamente l’ansia, ma può impedire di sviluppare una maggiore flessibilità alimentare.


Quando pesare può avere un’utilità terapeutica?

Esistono circostanze nelle quali una misurazione temporanea delle porzioni può essere appropriata, per esempio:

  • Durante una riabilitazione nutrizionale, quando è necessario assicurare un apporto energetico adeguato.

  • Quando la percezione delle porzioni è fortemente alterata e serve un riferimento iniziale.

  • In presenza di specifiche esigenze cliniche che richiedono un monitoraggio nutrizionale.

In questi casi, è preferibile che le quantità vengano definite e monitorate dal professionista, senza trasformare la pesatura in un obbligo quotidiano per il paziente.


Come impostare un piano alimentare nei DCA?

Le linee guida NICE NG69⁠ sostengono un trattamento nutrizionale personalizzato e multidisciplinare, ma non stabiliscono una regola universale sull’utilizzo della bilancia alimentare.


In pratica, l’obiettivo terapeutico dovrebbe essere passare gradualmente dal controllo rigido delle quantità a un’alimentazione adeguata, regolare e flessibile, senza compromettere il recupero nutrizionale.


Un aspetto importante: imparare a mangiare senza bilancia non significa necessariamente affidarsi subito ai segnali di fame e sazietà, che in alcune fasi del DCA possono essere alterati, quindi è importantissimo valutare il punto di partenza del disturbo alimentare del paziente per poter gestire al meglio le sue problematiche relazionali con il cibo ed il controllo verso di esso.

 
 
 

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