Mounjaro e la dieta da seguire
Mounjaro e simili, sono uno strumento terapeutico di enorme valore, ma il problema nasce quando da terapia dell’obesità diventa scorciatoia per la magrezza.
In Europa Mounjaro è indicato per la gestione del peso nell’adulto con BMI ≥30, oppure BMI ≥27 con almeno una comorbilità correlata al peso, sempre come complemento a dieta ipocalorica e attività fisica. Quindi il criterio non è semplicemente “voglio perdere qualche chilo”, ma è quello di curare ed a volte salvare la vita ad un paziente con sindrome metabolica importante.
Dove metterei il confine:
Il “limite” non coincide necessariamente con una certa percentuale di dimagrimento o con un numero sulla bilancia. È soprattutto clinico ed etico. Diventa problematico quando il farmaco viene utilizzato senza una reale indicazione, quando l’obiettivo passa dal miglioramento della salute alla ricerca di una magrezza sempre maggiore, oppure quando nausea, sazietà estrema e riduzione dell’introito vengono considerate il risultato desiderato anziché possibili effetti avversi.
Da nutrizionista, secondo me c’è un messaggio particolarmente importante da comunicare: mangiare il meno possibile non significa necessariamente curare meglio l’obesità. Il paziente che “non ha più fame” non è automaticamente un paziente nutrizionalmente ben trattato. Durante perdite ponderali importanti diventano centrali adeguatezza proteica ed energetica, qualità della dieta, attività contro resistenza e monitoraggio della composizione corporea e dello stato nutrizionale.
E non è corretto neppure presentare questi farmaci come un ciclo di qualche mese dopo il quale “basta avere forza di volontà”. L’obesità è una patologia cronica e la WHO considera le terapie GLP-1 utilizzabili nel trattamento a lungo termine, insieme agli interventi comportamentali; sottolinea però anche che rimangono incertezze sulla sicurezza e sull’efficacia di lunghissimo periodo e sulla gestione della sospensione.
Questo è molto concreto con tirzepatide. Nel SURMOUNT-4, dopo una perdita media iniziale del 20,9%, chi è passato al placebo ha recuperato mediamente il 14% del peso rispetto al momento della randomizzazione nell’anno successivo, mentre chi ha continuato tirzepatide ha perso un ulteriore 5,5%. Un’analisi successiva ha inoltre associato un maggiore recupero ponderale dopo sospensione a una maggiore perdita dei benefici cardiometabolici ottenuti.
Questo significa che il recupero di peso non dovrebbe essere raccontato al paziente come un fallimento morale: è almeno in parte una conseguenza prevedibile della biologia dell’obesità e della rimozione del trattamento.
Allo stesso tempo, “farmaco efficace” non significa “farmaco innocuo”. Il documento EMA aggiornato riporta frequentemente disturbi gastrointestinali e richiama, tra le altre precauzioni, pancreatite acuta e rischio di ipoglicemia quando tirzepatide viene associata a insulina o sulfoniluree.
Per questo trovo molto forte, anche nella comunicazione ai pazienti, una posizione che non sia né “Mounjaro è pericoloso” né “Mounjaro è la soluzione”, ma:
Il farmaco non è il nemico e non è la scorciatoia. È uno strumento terapeutico. La differenza la fanno indicazione, obiettivi, monitoraggio e presa in carico della persona.
E qui il nutrizionista ha un ruolo tutt’altro che marginale. La prescrizione appartiene al medico, ma durante la terapia qualcuno deve continuare a chiedersi non soltanto quanto peso sta perdendo questa persona, ma anche come sta mangiando, cosa sta perdendo, come sta preservando massa magra
e funzione muscolare, che rapporto sta sviluppando con il cibo e se il trattamento sta realmente migliorando la sua salute. Il mio ruolo è proprio quello di accompagnare l'efficacia della terapia farmacologia ad un piano alimentare che garantisca un corretto apporto dei macro e dei micronutrienti, evitando così l'insorgenza di una possibile malnutrizione.




Salve dottoressa. Sono Patrizia, una donna di 74 anni, un anno e mezzo fa ho iniziato, su consiglio
di una endocrinologa, il percorso con moujaro, senza supporto dietologico. Ho perso 22 kg. Poi ho smesso, per vari motivi, di continuare la cura. A distanza di un anno ho ripreso tutti i kg persi! Sono veramente molto demoralizzata anche perché ho buttato al vento tanti soldi! Adesso vorrei ricominciare seriamente, sono andata da un nutrizionista ma mi ha fatto una dieta che si discosta totalmente dalle mie abitudini , quindi ho provato oer pochi giorni ed ho smesso! Adesso voglio e devo riprendere in mano la mia vita, lei può aiutarmi? Come posso farmi seguire da lei? Grazie. PATRIZIA